RELAZIONE PROGRAMMATICA della Consulta Comunale per la Promozione della Cultura (2005/2010)

Consulta Comunale per la Promozione della Cultura (2005/2010)

RELAZIONE PROGRAMMATICA

La Consulta Comunale per la promozione della Cultura è stata istituita con deliberazione del C.C. in data 29 Luglio 2005 quale spazio permanente di incontro e di reciproco confronto fra i rappresentanti delle Associazioni con finalità culturali e senza scopi di lucro e l’Amministrazione Comunale.

L’incontro e il confronto fra Istituzioni Pubbliche e le suddette Forme Associative favoriscono l’integrazione fra intervento pubblico e privato-sociale, per perseguire diverse finalità nell’interesse di entrambi i soggetti.

L’esecutivo eletto dall’Assemblea della Consulta nelle persone del sottoscritto Giovanni Pecora come Presidente e dei signori Domenico Lazzaro, con incarico di vice presidente, Angelo Borgese, Carlo Calcaterra, Teresa Cannata, Patrizia Napoli, Vincenzo Pisano si è insediato con la prima convocazione dello stesso avvenuta il 13 gennaio 2006; come da regolamento il Presidente ha nominato tra i componenti dell’esecutivo il  segretario della Consulta nella persona del Sig. Angelo Borgese.

A quella prima riunione sono seguite, grosso modo ogni mercoledì, una serie di riunioni propedeutiche alla formulazione delle linee generali della Consulta da sottoporre in questa sede all’Assemblea della Consulta e, successivamente alla loro approvazione da parte dell’Assemblea, all’Amministrazione Comunale.

In questi mesi di attività abbiamo collaborato anche alla realizzazione del cineforum da parte dell’associazione “Lumiére”, abbiamo partecipato a diverse riunioni di coordinamento dei presidenti delle Consulte comunali e ad incontri tra l’esecutivo della nostra consulta e diversi assessori per problematiche relative alla programmazione del bilancio partecipato ed alla delineazione dell’Estate Polistenese.

Caratteristiche e ruolo di una consulta per la cultura: monitoraggio, promozione, progettazione.

Analisi delle risorse.

Polistena è una cittadina che, pur con tutte le difficoltà tipiche di ogni cittadina calabrese in termini di risorse e di strutture, rappresenta una realtà invidiabile sia dal punto di vista storico che da quello delle potenzialità culturali.

Di gran rilievo e la sua storia antica e moderna, notevole è il suo patrimonio architettonico, molti i suoi artisti dei quali alcuni addirittura di fama internazionale, cospicua la presenza di opere d’arte nel suo territorio, interessante la sua collocazione geografica ed il suo ambiente naturale.

Ma se  nel passato Polistena fa rilevare punti di interesse eccezionale, anche nel presente è possibile trovare spunti di grandi opportunità, con la presenza in città di diverse associazioni che operano prevalentemente in ambito culturale, con artisti e professionisti che in molti casi stanno portando con onore il nome di Polistena in tutta Italia ed in alcuni casi anche all’estero, con la presenza di una biblioteca comunale che per la sua sezione dedicata alla Calabria rappresenta nella sua specializzazione un punto di vera eccellenza, ma soprattutto con la presenza nel territorio comunale di scuole statali di diverso ordine e grado che non solo rappresentano un polmone vitale per la promozione di diverse attività sul territorio cittadino ma che ancor di più devono rappresentare il focus di un’azione di sinergia tra l’Amministrazione Comunale, le associazioni culturali e di impegno sociale e le diverse realtà scolastiche.

La prima azione da programmare, dovrebbe essere quella di un censimento delle risorse culturali, storiche, artistiche, architettoniche e naturalistiche di Polistena.

Tanto per andare su qualche esempio specifico vedrei come un buon inizio una sorta di catalogazione dei beni storici, architettonici, artistici, librari, archivistici e naturalistici di Polistena, magari affidando questo incarico a gruppi di lavoro individuati tra gli studenti che frequentano le scuole di Polistena.

Non si dovrebbe escludere la possibilità di realizzare un progetto, finanziabile ad esempio nell’ambito dei POR Calabria (Ob.1 – misura 2.2 – Asse II: Risorse culturali), per il coinvolgimento anche eventualmente di giovani a potenziale rischio di devianza.

PROMOZIONE CULTURALE

La promozione culturale può essere, nel nostro territorio, uno strumento formidabile di progresso sociale. In quest’ottica, ed in questo contesto, la nostra Consulta può assumere un ruolo di rilevanza eccezionale.

Cominciamo dai giovani.

La presenza di tanti studenti a Polistena, soprattutto in virtù delle scuole presenti sul suo territorio, non è solo una grande risorsa ed una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità.

Naturalmente la scuola, come agenzia educativa e nella sfera delle sue prerogative di autonomia, ha compito primario e non sostituibile.

Ma è indubbiamente compito delle altre istituzioni presenti sul territorio attivarsi, insieme alle scuole, in piena sinergia operativa.

Ecco che vedremmo innanzi tutto importante concordare, all’arrivo di artisti o personaggi del mondo della cultura a Polistena, la programmazione di spettacoli per gli alunni delle scuole polistenesi, chiedendo agli artisti la possibilità di un  incontro preliminare con gli alunni delle scuole; una predisposizione “per tempo” di incontri tra i dirigenti delle scuole ed i responsabili dell’Amministrazione comunale consentirebbe, ad esempio, la possibilità di operare delle scelte mirate sia nella programmazione didattica che in quella della selezione degli spettacoli e delle manifestazioni.

Se ad esempio l’Amministrazione comunale programmasse nel mese di ottobre prossimo una serie di incontri con i dirigenti scolastici delle diverse scuole di Polistena, a cui questa Consulta sin da ora si dichiara disponibile per qualsiasi tipo di collaborazione, si potrebbe abbozzare una sorta di “piano degli eventi culturali ed artistici a Polistena” per la stagione 2006/2007, che partirebbe da ottobre 2006 e si concluderebbe a settembre 2007.

Si potrebbe trovare un accordo, tanto per fare un esempio, su un tema o un personaggio da approfondire: le scuole potrebbero inserire in ambito curriculare ricerche ed approfondimenti su quel tema o sul personaggio prescelto nel corso dell’anno scolastico, e di converso l’Amministrazione comunale potrebbe programmare una serie di eventi artistici o culturali riferiti allo stesso ambito.

Se ci fosse già stato questo tipo di sinergia, poniamo, per il corrente anno che è dedicato in tutto il mondo alle celebrazioni mozartiane, si sarebbe potuto indirizzare gli alunni verso diverse ricerche ed approfondimenti dal punto di vista musicale, storico, letterario ecc. su Mozart, e l’Amministrazione Comunale avrebbe potuto programmare una serie di concerti, proiezioni di film, conferenze, incontri con direttori d’orchestra aventi per oggetto il grande Amadeus.

A questo concetto si collega un’altra necessità che ravvisiamo, e cioè l’individuazione con programmazione anticipata delle “stagioni” principali per gli avvenimenti di cultura e di spettacolo a Polistena, con la realizzazione di un piano di massima per l’armonizzazione di questi eventi sia con i grandi eventi della storia che con le esigenze locali e della popolazione di Polistena, perché naturalmente ci saranno in futuro celebrazioni mondiali in ricordo di grandi personaggi od eventi, ma anche la storia locale ha la sua dignità e le sue inderogabili ricorrenze.

(L’imbarazzante dimenticanza per noi tutti polistenesi di celebrare i cento anni dalla fondazione dell’Ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena, decorso nel silenzio nell’aprile dell’anno scorso, ci impegna moralmente a di predisporre, in collaborazione con tutti i cittadini che volessero collaborare, un attento calendario di manifestazioni legate alle ricorrenze di avvenimenti locali come nascita o morte di artisti polistenesi, commemorazione di eventi storici o fatti di cronaca importanti per la storia locale, ecc.).

Questo consentirebbe una più adeguata distribuzione degli spettacoli finanziati o patrocinati dall’Amministrazione comunale, con un’azione sinergica tra le associazioni e l’Amministrazione stessa che consentirebbe di sfruttare al massimo le risorse umane ed associazionistiche già esistenti in città (non dimentichiamo l’importanza di “censire” per aree di interesse tutte le associazioni iscritte alla Consulta), sia al fine di ridurre i costi complessivi di organizzazione che in termini di consulenza specialistica sulla realizzazione delle manifestazioni stesse.

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA STORICA LOCALE.

Fare memoria vuol dire anche dare il giusto riconoscimento a quei concittadini che, nel corso degli anni, hanno dato lustro alla nostra città: a questo proposito riterremmo giunto il momento di intestare, in accordo con le istituzioni scolastiche competenti, i plessi scolastici delle scuole per l’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, nonché a maggior ragione, gli asili nido comunali e tutti quegli edifici pubblici e di rilevanza storica di proprietà del Comune: pensiamo ad esempio all’Auditorium Comunale, al Salone delle Feste, al neo acquisito Palazzo Sigillò.

Naturalmente stesso ragionamento andrebbe fatto, sia pur salvaguardando gli interessi primari dei cittadini residenti, per l’intestazione di alcune vie cittadine, privilegiando ovviamente la memoria di personalità che sono nate a Polistena o che nella nostra città hanno vissuto la loro vita e svolto la massima parte della propria opera nei campi dell’arte, della cultura, delle professioni o dei mestieri.

Non dimentichiamo che nel recente passato è stata intitolato un piazzale importante della nostra cittadina ad una persona senza dubbio alcuno degna di altissimo rispetto e stima, ma la cui memoria non aveva titoli di precedenza rispetto ad altri cittadini “dimenticati”.

Nel passato un po’ più remoto sono stati privilegiati  nell’intestazione di vie di Polistena personaggi (pensiamo ad esempio a via Ho Chi Min) o eventi storici internazionali (pensiamo a viale della Rivoluzione di ottobre)  probabilmente degni di memoria, ma dei quali anche in questo caso non si riesce a riconoscere i titoli di precedenza rispetto ad altri personaggi illustri cui però Polistena diede i natali o fu città d’adozione, o eventi che coinvolsero la nostra città o i suoi cittadini.

Non ci sarebbe dispiaciuto, ad esempio, vista la vocazione di infaticabili e ricercati lavoratori in agricoltura e nell’industria locale dei cittadini polistenesi, invece l’intitolazione di un Viale ai Caduti sul lavoro, magari in prossimità di quel ponte coperto, anticamente ponte Santa Marina, nei pressi del quale nei secoli scorsi sostavano all’adiaccio del mattino ancora buio i padri e le madri di famiglia che attendevano una chiamata per una giornata di lavoro nei latifondi dei proprietari terrieri.

Non vedremmo male nemmeno un’opera di recupero di quella fontana nella passata amministrazione comunale denominata “Fontana Monumentale” e che ora è poco più che una vasca.

Ecco, nell’area della fontana sarebbe molto bello e significativo costruire, in massima economia, un omaggio al duro lavoro manuale dei nostri antenati che proprio lì di fronte, come abbiamo testè detto, cercavano di guadagnare un po’ di pane per i propri figli.

Non servirebbero grandi scultori o architetti: per onorare la semplice bellezza dell’umile lavoro della terra basterebbe, ad esempio, piantare al centro della fontana un piccolo albero d’ulivo ed appoggiarvi sopra una piccola figura umana su una scaletta di legno, stilizzata magari nell’atto delicato della potatura, e sotto la chioma dell’albero, accovacciata nella classica postura che spezzava la schiena delle nostre meravigliose raccoglitrici di olive, la figura di un’anziana donna.

Non sarebbe importante il pregio del materiale usato o il nome dell’artista: sarebbe importante il simbolo dell’omaggio a quei piccoli grandi eroi polistenesi.

Ecco, nel rispetto della legislazione vigente, e delle prerogative dell’apposita commissione per la toponomastica cittadina, ci sembrerebbe molto importante lanciare l’idea di un referendum consultivo tra la popolazione di Polistena per individuare una serie di personaggi illustri nelle arti, nelle professioni e nei mestieri che, con il loro agire hanno dato lustro alla nostra città ed a cui sarebbe doveroso porgere l’omaggio dell’intitolazione di un edificio pubblico o di una via cittadina.

Un discorso a parte sentiamo di dover fare per un nostro illustre concittadino che da pochi anni ha concluso prematuramente la sua giornata terrena, il grande pittore Giuseppe “Peppe” Pesa, nato a Polistena nel 1928 e qui morto nell’anno 2000.

Ancor oggi, a sei anni dalla morte, non si sente cenno di dare il giusto riconoscimento alla memoria di questo grande artista, che ha portato il nome di Polistena in tutto il mondo con  le sue tele: difatti basta fare una veloce ricerca su internet e si trovano innumerevoli siti web che lo citano e ne riportano immagini delle opere, citando ovunque il suo luogo di nascita, la sua Polistena, che più volte ha anche ritratto in struggenti panorami o scorci.

Riterremmo giusto istituire un premio di pittura a lui intitolato, e con l’occasione annualmente riproporre la sua arte mirabile in mostre, se non di dipinti, almeno fotografiche.

Riteniamo altresì che sarebbe giusto porre tra le priorità della memoria polistenese, a fianco al recupero della casa di Francesco Jerace, che è già nei programmi dell’Amministrazione Comunale, anche la realizzazione di un’opera monografica su Peppe Pesa patrocinata dal Comune di Polistena.

Dopo il recupero della memoria storica ed artistica, l’Amministrazione Comunale dovrebbe altresì programmare una serie di manifestazioni finalizzate alla valorizzazione dei tanti talenti artistici che continuano a fiorire nella nostra città, come ad esempio mostre di pittura per gli artisti locali, sponsorizzazione della partecipazione di questi artisti a mostre nazionali ed internazionali, patrocinio di trasferte degli artisti polistenesi nei settori della musica e dello spettacolo in genere, ecc.

Non dimentichiamo che gli artisti sono da sempre i migliori ambasciatori nel mondo.

VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE CULTURALI: IL TURISMO CULTURALE ED ANTROPOLOGICO COME RISORSA ECONOMICA.

Partiamo da un assunto di base: ormai gli enti locali vivranno sempre più delle risorse derivanti da cespiti e tributi locali anziché da risorse provenienti dallo Stato.

Questo deve comportare un cambiamento di mentalità, e cioè pensare a forme nuove di reperimento di risorse finanziarie: emissione di titoli di credito locali, accesso a finanziamenti comunitari attraverso progetti e forme nuove di accesso al credito.

Come già accennato precedentemente una delle forme di turismo che maggiormente garantiscono flussi di visitatori (e quindi afflusso di risorse economiche) è il turismo legato alla cultura ed alla ricerca antropologica, e tra queste forme di turismo quello di maggior consistenza è il cosiddetto “turismo scolastico”.

Dovremmo riuscire a creare nella nostra città, ed in un’ottica sempre presente di conurbazione nel nostro territorio extra-comunale, le motivazioni per riuscire a far entrare il nostro territorio nei book dei tour operators nazionali.

Creare i presupposti di questo inserimento vuol dire innanzi tutto una politica di coordinamento delle infrastrutture necessarie per l’accoglienza alberghiera e ristorativa a prezzi competitivi, poi realizzare un attento studio dell’offerta turistico/culturale in termini di beni ambientali, storici ed architettonici, incentivare forme di auto-organizzazione dei cittadini residenti per migliorare l’offerta in termini di accoglienza (bar, pizzerie, pub, locali di ritrovo serale, ecc.) e di recupero del patrimonio antropologico locale come botteghe artigiane, laboratori artistici, ecc.

In termini strategici sarebbe molto bello mettere in previsione a medio-lungo termine l’acquisizione da parte dell’Amministrazione comunale dei vecchi locali in disuso, anticamente adibiti ad uso abitativo o artigianale, che in atto sono disabitati e spesso addirittura cadenti in rovina.

Per Polistena, ad esempio, vedremmo bene l’area compresa nel quadrilatero tra via Vittorio Veneto, piazza della Repubblica, via Fratelli Scerbo e Piazza del Popolo.

Un’idea da valutare, magari nel medio-lungo periodo, potrebbe essere quella di trasformare l’antico vico Cafio, che sfocia proprio in piazza della Repubblica, ma anche il dedalo di viuzze che si intersecano nel suddetto quadrilatero del Centro storico, in una sorta di galleria espositiva di botteghe artigianali di antichi e nuovi mestieri (ad esempio dal calzolaio all’orafo, dal laboratorio di tessitura delle “pezzare” al fabbro ferraio, seguendo in scala l’esempio dei centri storici delle città d’arte), o di piccolo commercio di prodotti locali, magari incentivando il recupero edilizio dei “bassi” esistenti o la loro acquisizione al demanio comunale, mettendo in cantiere un’opera di recupero strutturale come la ripavimentazione stradale e l’illuminazione pubblica in forma artistica.

Non dimentichiamo la possibilità di recuperare all’uso, anche solo dimostrativo, antichi frantoi come quello ad acqua di via Esperia (zona Gaetanello) e di qualcuno dei frantoi oleari tradizionali a macine e presse.

Un buon supporto a questa opera di promozione turistico-culturale potrebbe essere la realizzazione di una guida turistica del territorio sia su supporto cartaceo che su dvd: itinerari turistici (archeologico, architettonico, naturalistico, artigianale, delle acque e dei sapori) su base non solo urbana ma anche intercomunale, sinergizzando tutte le meravigliose risorse che si integrano nel nostro territorio, che potrebbero diventare motivo di curiosità intellettuale e turistica per i potenziali visitatori.

Alla promozione del territorio si accompagna inevitabilmente anche un beneficio economico che ricadrebbe nell’asfittico tessuto commerciale ed micro-imprenditoriale cittadino e territoriale, nonché la possibilità di creare un numero non quantificabile di opportunità di lavoro.

Giusto a titolo di esempio immaginiamo alcune nuove figure professionali di possibile istituzione:

accompagnatore turistico (l’accompagnatore turistico è colui che per professione, accoglie ed accompagna persone singole o gruppi di persone in viaggi sul territorio nazionale o estero, curando l’attuazione del pacchetto turistico predisposto dagli organizzatori, prestando completa assistenza ai turisti con la conoscenza della lingua degli accompagnati, fornendo elementi significativi e notizie di interesse turistico sulle zone di transito)

animatore turistico (è animatore turistico chi, per professione, organizza il tempo libero di gruppi di turisti con attività ricreative, sportive, culturali)

guida turistica (è guida turistica colui che, per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone, nelle visite a opere d’arte, a musei, a gallerie, a scavi archeologici illustrandone le attrattive storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche e naturali)

guida naturalistica (è guida naturalistica-ambientale colui che, per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone, nelle visite a parchi, riserve naturali, zone di pregio, tutela ed interesse ambientale fornendo informazioni di interesse naturalistico, paesaggistico ed ambientale con esclusione degli ambiti di competenza delle guide alpine).

Al fine di una migliore fruizione delle bellezze artistiche, architettoniche ed antropologiche della nostra città si è parlato più volte della necessità di realizzare in maniera organica una “Guida turistica di Polistena”, come avviene per le città d’arte e di tradizione.

Non abbiamo certamente l’ambizione di paragonarci ad alcune località storiche di fama internazionale di cui è ricca l’Italia, ma nel nostro piccolo anche Polistena può offrire alcuni itinerari di interesse: pensiamo ad un “Viaggio nella fede” polistenese, che potrebbe partire dall’excursus storico sulla ricchissima tradizione monastica dell’antica Polistena, con visita ai luoghi in cui sorgevano gli antichi conventi e monasteri, fino a giungere alla presentazione del ricco patrimonio artistico custodito all’interno delle nostre Chiese e alla presentazione delle caratteristiche architettoniche delle stesse; pensiamo ad un “Viaggio nella storia”, partendo dall’antico sito della città, alla visita ai ruderi ancora esistenti, passando quindi per Polistena vecchia e via via salendo per l’antica Evoli sulla strada che portò la popolazione, devastata dal flagello del 1783, alla costruzione della Polistena sette/ottocentesca, a quella di inizio novecento e per giungere alla città moderna dei quartieri residenziali e delle belle Ville Comunali; pensiamo ancora ad un “Viaggio nel lavoro e nel progresso”, partendo magari da una mostra permanente iconografica sugli antichi mestieri ed arrivando a visite guidate negli stabilimenti della zona industriale.

In questo contesto ben si integrerebbe la realizzazione di segnali stradali con l’indicazione dei maggiori beni architettonici polistenesi, con tabelle multi-lingue, davanti agli edifici storici, ai monumenti ed alle Chiese.

Ed in quest’ottica potremmo a questo punto auspicare che si avvii concretamente il progetto di presentare ufficialmente istanza al Presidente della Repubblica per la concessione alla nostra Polistena del titolo di “Città” che ormai da tempo riteniamo le si confaccia.

LE RISORSE LIBRARIE, ARCHIVISTICHE, ARCHEOLOGICHE E L’ISTITUZIONE DELLA MEDIATECA COMUNALE.

Leggiamo sul sito ufficiale del Comune di Polistena che la biblioteca possiede oggi 44.000 volumi ed opuscoli, tre fondi archivistici ed un’emeroteca che comprende n. 12 quotidiani nazionali e n. 5 calabresi, n. 119 periodici nazionali e n. 48 calabresi in corso oltre n. 283 periodici nazionali e n. 249 calabresi non in corso, per un totale complessivo di n. 689.

Inoltre leggiamo che la Biblioteca possiede per donazione del compianto Duca Avv. Nicola Riario Sforza un prezioso fondo archivistico già appartenuto alla famiglia Milano , feudatari di Polistena.

Questo fondo, che si compone di n. 50 pergamene e di oltre 1.800 unità cartacee, nel 1984, è stato dichiarato di notevole interesse storico e vincolato dalla Soprintendenza archivistica per la Calabria.

Una così importante struttura è evidente che debba essere valorizzata al massimo delle sue potenzialità.

Intorno ad essa che deve mettersi in moto un intero movimento organizzativo culturale che coinvolga, oseremmo dire “travolga” l’intera collettività polistenese e che non può essere affidato alla sola opera perlopiù volontaria e non programmata di chi ne è attualmente il responsabile.

Un grande investimento in termini economici ed organizzativi deve essere riservato a quella che non può e non deve restare la semplice “biblioteca comunale”, ma deve diventare il volano di un rilancio della cultura e delle arti a Polistena.

Suggeriamo due linee di intervento: uno logistico ed uno organizzativo.

Dal punto di vista logistico crediamo che sia evidente l’assoluta insufficienza dei locali nei quali è ospitata in atto la biblioteca comunale, oltretutto per un corretto utilizzo da parte del pubblico della stessa, e sembra che già su questo versante si sia attivata l’Amministrazione Comunale per una soluzione del problema nell’ambito di nuove strutture.

Ciò che auspichiamo è che si faccia il prima possibile, senza aspettare soluzioni definitive nell’ambito di un futuro “Palazzo della Cultura” che in atto sembra molto di là da venire.

Da punto di vista organizzativo chiediamo il recepimento da parte dell’Amministrazione comunale della legge regionale N. 17 del 19-04-1985 “Norme in materia di biblioteche di Enti locali o d’interesse locale”; auspichiamo quindi che si possa trovare una soluzione giuridico-amministrativa per completare l’organico dirigenziale della struttura, con l’assunzione di un Direttore di biblioteca, (art. 6 comma 4), e con particolare riferimento all’art. 5 (”L’ organizzazione e il funzionamento dei servizi della biblioteca sono affidati al Comitato di gestione della biblioteca, nominato dall’Ente locale. Del Comitato di gestione della biblioteca, di cui sono componenti di diritto il Sindaco o un suo delegato e il responsabile della biblioteca, fanno parte due rappresentanti del Consiglio comunale eletti garantendo la rappresentanza della minoranza e, designati dai rispettivi organismi, i rappresentanti degli organi collegiali scolastici, delle associazioni e istituzioni culturali, dei consigli circoscrizionali” […]), verso la quale il Comune di Polistena è colpevolmente inadempiente da troppi anni.A supporto del suddetto Comitato di gestione della biblioteca l’Amministrazione comunale potrebbe dare maggiori attribuzioni a questa Consulta per la promozione delle attività culturali, ad esempio affidandole il compito di coordinamento delle attività afferenti la fruizione e la promozione della struttura bibliotecaria, archivistica, di emeroteca e museale polistenese, con compiti anche di programmazione e supporto tecnico-scientifico alla loro normale amministrazione.Non si può sottacere inoltre sulla necessità di rivisitare l’orario di apertura della biblioteca comunale (non solo dalle 15-18 lunedì-mercoledì, ma orari complementari a quelli in cui sono liberi da impegni scolastici i giovani studenti); sull’indispensabilità della realizzazione di un Antiquarium comunale, ed infine sulla realizzazione di una Mediateca comunale, che ci vede vergognosamente ultimi non rispetto alle città, ma anche a realtà comunali vicine e non a noi sovrastanti come Cinquefrondi, San Giorgio Morgeto, Melicucco ed Anoia.

Quest’ultimo è senz’altro il sintomo evidente di una profonda apatia e di inadeguatezza ai tempi che avvolge la struttura della biblioteca comunale e che va immediatamente rimossa per il bene e nell’interesse di tutti i cittadini polistenesi e soprattutto dei giovani.

La Mediateca è ormai lo strumento per antonomasia per la realizzazione di ricerche, consultazione ed aggiornamenti utilizzando le infinite risorse che vengono fornite da internet.

Restare ancorati ottusamente alle enciclopedie cartacee ed ai soli testi presenti in biblioteca rappresenta un anacronismo senza senso, ottuso e colpevolmente dannoso soprattutto per le fasce più deboli della popolazione che non possiede privatisticamente un computer e/o una connessione ad internet.

Non fornire questo servizio ai giovani meno fortunati (pensiamo alle famiglie povere, immigrate, ecc.) rappresenta a nostro avviso un vulnus vergognoso ai diritti civili di chi maggiormente avrebbe bisogno di tutela e supporto per colmare il gap di risorse ed opportunità di riscatto e di diritto alle pari opportunità.

Dal punto di vista pratico ci permettiamo di ricordare che la realizzazione di una Mediateca non comporta il reperimento di particolari risorse economiche o strutturali: basta un’idonea stanza adeguata al numero dei personal computer che vi si vogliono installare, un sufficiente numero di tavoli porta pc dal costo di poche decine di euro ciascuno, i personal computer che si ritiene di voler installare (si possono utilizzare anche pc dismessi), una rete che può essere cablata o wireless dal costo variabile da poche decine di euro a poco più di un centinaio, una stampante di rete anche di tipo economico (peraltro le stampe possono essere effettuate solo a pagamento per gli utenti), una connessione ad internet adsl anche da poche decine di euro al mese.

Il tutto quindi con un impegno che non solo potrebbe essere coperto con gli spiccioli degli avanzi di gestione economica comunale, ma che addirittura potrebbe essere realizzato mediante il reperimento di sponsor che potrebbero essere ben felici di essere associati ad una così meritoria istituzione.

E’ evidente quindi che deve esserci solo la volontà politica di realizzarla.

ALCUNE PROPOSTE OPERATIVE PER LA PROMOZIONE E LO SVILUPPO DI ATTIVITA’ CULTURALI A POLISTENA

Innanzi tutto una raccomandazione che ci sentiamo di ribadire, come già fatto altre volte, è quella di saper “sfruttare” proficuamente gli arrivi a Polistena di artisti e personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura in occasione delle diverse stagioni organizzate dall’Amministrazione Comunale, cercando di modificare l’abitudine di questi personaggi di arrivare solo all’ultimo momento senza lasciare alcuno spazio all’incontro con i cittadini e soprattutto con i giovani e gli studenti di Polistena.

Sappiamo bene che questa è una missione difficile, perché gli artisti hanno abitudini pigre e spesso bizzarre, ma una chiara contrattazione in questo senso al momento della stipula del contratto potrebbe indurli  più miti consigli.

Pensiamo quanto sarebbe importante un contatto ravvicinato per i nostri ragazzi con persone che sono portatrici di esperienze per loro lontanissime da vissuto quotidiano e che certamente potrebbero essere molto incisive, in senso positivo, nei loro animi.

Inoltre non ci stancheremo mai di suggerire una organizzazione delle stagioni artistiche e di spettacolo più coerente con il loro obiettivo di contribuire alla crescita culturale della popolazione, garantendo anche una parte di posti nell’Auditorium Comunale anche a chi non ha voluto (o potuto) acquistare l’abbonamento all’intera stagione, e pensiamo in questo momento soprattutto ai giovani.

Ribadiamo anche l’importanza di un’organizzazione logistica all’altezza degli spettacoli che si andranno a realizzare, con una chiusura definitiva delle entrate prima dell’inizio dello spettacolo, con un’opera di sensibilizzazione indirizzata a tutti gli abbonati verso gli aspetti del rispetto degli altri fruitori degli spettacoli (puntualità, divieto di uso di cellulari, accortezza nella presenza di bambini molto piccoli, ecc.), vigilanza agli ingressi all’entrata ed all’uscita degli spettacoli, nel parcheggio antistante l’Auditorium ed eventuale intervento in sala in caso di schiamazzi o comportamenti poco corretti.

Nell’ambito delle strutture disponibili per la realizzazione di spettacoli in città ci permettiamo di porre l’accento sulla necessità di un recupero strutturale del Salone delle Feste, che può benissimo diventare il “ridotto” dell’Auditorium Comunale per rappresentazioni ed eventi culturali  che non prevedono un’affluenza di pubblico superiore alle 100/150 unità.

Il Salone ha bisogno urgente di un’opera di restauro strutturale e di recupero di alcuni arredi interni di grande pregio, come ad esempio i tavoli in marmo e legno dorato di pregevole scuola artistico/artigianale polistenese.

Un’azione di restauro si deve prevedere anche per il pianoforte a coda ospitato al suo interno, che è stato danneggiato da un uso indiscriminato e poco attento al valore commerciale dello stesso, ammontante a diverse decine di migliaia di euro.

Sarebbe opportuno che il Salone delle Feste non venisse dato in uso se non ad Associazioni qualificate o artisti che si possano assumere la responsabilità di garantire l’appropriato uso dello stesso e dei suoi accessori. Al limite, se proprio si volesse dare in uso il Salone delle Feste per piccoli usi di studio o di esercitazione musicale, si predisponga l’acquisto di un pianoforte verticale da studio del valore di un migliaio di euro, lasciando al pianoforte a coda da concerto il suo ruolo d’elezione.

Ci sia consentita una digressione che non c’entra direttamente con la cultura, ma con la civiltà ed il senso civico.

Cogliamo l’occasione per ribadire un concetto generale in merito alla custodia dei beni di proprietà comunale: non passa giorno in cui non si noti amaramente che, come spesso avviene specialmente al sud d’Italia, gli oggetti di proprietà pubblica non vengano considerati “proprietà di tutti” ma “proprietà di nessuno”.

Questo fa sì che troppo spesso ignoti disonesti si approprino indebitamente di oggetti e accessori di proprietà del Comune. Basterebbe fare un veloce inventario dei beni acquistati dal Comune negli ultimi 5 anni (e quindi ancora non oggetto di obsolescenza) ed un riscontro di quanti sono ancora esistenti nei depositi e nelle pertinenze comunali per avere amarissime sorprese.

Non ci interessa adesso trovare colpe o responsabilità per il passato, cosa peraltro sterile ed inutile da nostro punto di vista progettuale. Ci interessa invece suggerire alcuni piccoli accorgimenti che potrebbero alleviare, se non eliminare completamente, tale piaga.

Il primo passaggio sarebbe ovviamente fare un inventario dei beni mobili ancora esistenti realmente nella disponibilità comunale, con criteri seri ed oggettivi, magari affidandosi ad un’azienda specializzata.

Quindi basterebbe creare un database con tutti i beni mobili e l’operaio, l’impiegato, il funzionario o il dirigente a cui attribuire la responsabilità specifica dell’utilizzo e del buon mantenimento di ogni bene mobile di proprietà comunale. Il responsabile, come dice la stessa parola, sarà appunto considerato “responsabile” di tutto ciò che dovesse accadere al bene a lui affidato.

Tutto qui.

Sembrerebbe persino lapalissiano se non fossimo a conoscenza di quante complicazioni ci siano dietro l’utilizzo di beni pubblici, e di quanto sia difficile stabilire la responsabilità non tanto delle sottrazioni quanto delle manomissioni e dei danni arrecati ai beni di proprietà pubblica.

Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare, e prima o poi dovremo vedere addebitati su qualche busta paga almeno le bestialità più indifendibili come lo “smarrimento” di un’intera fornitura di assi in legno per il “fu” palco comunale, o lo “smarrimento” di un radio-microfono completo di accessori custodito – si fa per dire – in una scatola di circa cm. 90 x 50. E stendiamo un velo pietoso fermandoci qui.

Riprendiamo il discorso sulla promozione delle attività culturali con alcuni suggerimenti che definiremmo “embrionali”, in quanto ognuno di essi avrebbe bisogno di essere approfondito in un’eventuale futura sede specifica.

REALIZZAZIONE DI UNA SCUOLA CIVICA INTERCULTURALE DELLE ARTI E DEI MESTIERI.

Ogni Comune affronta in maniera diversa le emergenze sociali generali, considerando più o meno giustamente che i grandi fenomeni sono di pertinenza delle entità locali di livello superiore come la Provincia e la Regione, se non addirittura dello Stato.

I problemi come la devianza giovanile, la disoccupazione, l’abbandono scolastico, l’integrazione etnica tra immigrati e residenti non ha grandi possibilità di essere affrontata in maniera organica da enti locali di dimensioni medio-piccole e perlopiù con già gravi problemi di bilancio.

Però forse qualcosa la potrebbero fare anche i Comuni, intesi singolarmente o in consorzio tra loro. Piccole cose, ma forse significative.

Tra esse vedremmo bene la realizzazione di una Scuola Civica Interculturale delle Arti e dei Mestieri, una novità forse assoluta nel panorama nazionale che potrebbe coinvolgere come insegnanti, a livello volontario o poco più, ad esempio gli artisti e gli artigiani locali (pittori, scultori, maestri del ferro, del legno, del vetro, ecc.) non solo italiani di nascita ma anche di origine straniera ed immigrati nel nostro paese.

Certo sarebbe un grande risultato riuscire a fornire nuove menti e nuove braccia alle grandi tradizioni artistiche ed artigianali polistenesi, che rischiano di morire; ma sarebbe ancor più straordinario veder rinascere in Italia un antico mestiere tipico, per esempio, dei popoli maghrebini o dell’est europeo, senza considerare che una mescolanza di culture e di civiltà con pari dignità comporterebbe automaticamente una contaminazione positiva e l’inizio di una conoscenza comune che non potrebbe non portare ad un maggior rispetto reciproco.

Vedremmo bene in tale contesto anche l’inserimento della tradizione e dell’innovazione, come l’inserimento di un corso di Lingua e cultura locale, con l’insegnamento del dialetto e lo studio delle origini di tante tradizioni popolari, e dall’altra parte un corso d’informatica di base che possa mettere chiunque in condizione di poter utilizzare le funzioni basilari pratiche dei computer come scrivere, gestire una piccola contabilità, utilizzare la posta elettronica e le nuove forme di comunicazione, anche gratuita, fornite da internet.

FONDAZIONE DI UN’UNIVERSITÀ POPOLARE.

L’Università Popolare affonda le sue radici nel movimento delle Università Popolari Italiane che iniziò ad operare più di un secolo fa. In questi anni le Università Popolari hanno svolto hanno un’opera di formazione e divulgazione culturale a favore di un pubblico via via più vasto ed eterogeneo.

In Italia le prime Università Popolari furono organizzate negli ultimi decenni del XIX secolo. Il disagio economico rendeva allora difficile a gran parte della popolazione acquisire quelle conoscenze elementari che avrebbero consentito di vivere e di lavorare meglio. La Scuola era privilegio di pochi, l’Università appariva ancora più inaccessibile. Le Università Popolari, iniziarono ad impegnarsi non soltanto istruendo un numero sempre crescente di cittadini di ogni età e condizione sociale, ma anche coinvolgendo professionisti ed illustri uomini di cultura che desideravano offrire parte del loro tempo e delle loro competenze in questa impresa che appariva loro come una sfida affascinante e, per l’epoca, “anticonformista”.

Dall’ultimo dopoguerra v’è stata una ulteriore fioritura di questi Istituti di Cultura.
Nel 1982, a Sorrento, il Prof. O. Ferulano, fondava la Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane (C.N.U.P.I.).

Soci fondatori e protagonisti di questa iniziativa erano proprio quelle antiche Università Popolari, dirette eredi di un passato così ricco di esperienze e di storia, ma anche tanto vitali da proiettarsi verso le sfide e le novità del futuro. Poco meno di dieci anni dopo, nel 1991, il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, con un apposito decreto legge pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 203 del 30.8.1991, riconosceva alla C.N.U.P.I. la personalità giuridica, premiando così la validità, la serietà, ma anche l’attualità e le potenzialità future di un percorso di didattica e di formazione oramai già consacrato da una storia più che secolare.

Tra gli scopi statutari e, prima ancora, `storici’ delle Università Popolari afferenti alla C.N.U.PI. ricordiamo:

– offrire ai cittadini di tutte le età un servizio di crescita culturale svolgendo corsi relativi ai più diversi argomenti;

– curare l’aggiornamento di chi esercita un’attività;

– agevolare la formazione e la preparazione specialistica di chi intende inserirsi e qualificarsi nel mondo del lavoro.

Tutto ciò oggi è impegnativo. Appaiono particolarmente complessi, nei loro risvolti tanto nazionali quanto europeistici: il quadro legislativo entro il quale si va ad operare; il rapporto con gli Enti locali, con le Università, con gli Istituti di cultura; la normativa attinente al fisco; l’aggiornamento continuo. La C.N.U.P.I. offre alle sue consociate consulenza tecnica ed assistenza continua nella prospettiva di un adeguamento sempre più organico e sinergico con le direttive ministeriali, le normative regionali, le esigenze del territorio, predisponendo così tulle le opportunità per una didattica al servizio del cittadino. La C.N.U.P.I. inoltre collabora con chi voglia impiantare una nuova Università Popolare che vada ad innestarsi nel filone di una storia secolare ma che intenda far tesoro di tutte le odierne opportunità nel campo dell’Educazione Permanente del cittadino.
È inoltre compito della C.N.U.P.I. tutelare il titolo di “Università Popolare”.

In atto in Calabria risultano iscritte all’Albo delle Università Popolari le seguenti:

Università Popolare “Catafioron”
Segreteria: Via Filippis 31, Catanzaro

Specializzata nelle Discipline Motorie e nella Formazione del Personale della Scuola.

Università Popolare “Euromediterranea” di Marina di Caulonia
Segreteria: Via Mare, Marina di Caulonia

Presidenza: Via Vittorio Veneto, 62 – Locri

Ingresso nella CNUPI: 10.3.2004

E’ specializzata in corsi di medicina e nella convegnistica in materia sanitaria.

Università Popolare “PACE” di Reggio Calabria
Segreteria: Via Quarnaro II, n° 39 Gallico

A queste si dovranno aggiungere altre realtà di cui siamo a conoscenza ma che evidentemente non sono ancora state censite, come la Libera Università Popolare “Cassiodoro” di Soverato.

Le Università Popolari, a differenza delle Università di Stato o di quelle dallo Stato legalmente riconosciute, non rilasciano titoli accademici, né tantomeno i loro attestati hanno un intrinseco valore legale. Tuttavia il mondo universitario costituisce un “Sistema formativo” e, in quanto tale, è suscettibile di integrazione con altri sistemi dell’istruzione come, ad esempio, quello dell’ “Istruzione non formale” al quale appartiene, invece, il mondo delle nostre Università Popolari.

Dunque l’Università Popolare può agire in modo integrato con l’Università di Stato al fine di rilasciare Crediti Formativi Universitari con pieno valore legale, oppure al fine di realizzare Corsi Propedeutici o Corsi di Alta Formazione universitaria.

In ogni caso nulla vieta ad un’Università Popolare di organizzare corsi collegati al sistema regionale/provinciale della Formazione Professionale, o di collegarsi con sistemi di tutoraggio e/o di e-learning ad un’Università Statale o Privata legalmente riconosciuta al fine di organizzare regolari corsi di preparazione ad esami universitari.

E’ evidente che in tempi di ristrettezze economiche di bilancio non sarebbe possibile pensare di affrontare in termini solamente pubblici o solamente “paesani” due grandi progetti sociali come quelli sopra esposti.

Riteniamo che sia indispensabile inserirli innanzi tutto in quel grande contesto progettuale relativo a quella che da decenni si chiama “conurbazione dei Comuni” di Polistena, Cinquefrondi, Melicucco e San Giorgio Morgeto, ma che altresì si debbano propedeuticamente predisporre tutti i contatti istituzionali necessari alla realizzazione di una Fondazione che alimenti e garantisca il funzionamento di questo costituendo polo didattico, mettendolo al riparo dalla estemporaneità e dalla caducità delle Amministrazioni locali.

CONCLUSIONE.

Il nostro lavoro di progettazione e di elaborazione è stato mirato al medio-lungo termine, pensando ad obiettivi che certamente non possono essere realizzati in un anno o nel corso del triennio di operatività di questa Consulta, e forse neanche con certezza nel corso di questa legislatura comunale.

E’ infatti più una sfida intellettuale che un elenco di “cose da fare”, proprio perché è sul campo del cambiamento di mentalità che riteniamo si possa vincere la battaglia della promozione culturale del territorio e della Città.

Pensare alla crescita culturale di una città calabrese è come iniziare una grande traversata nel deserto di un retaggio di sottosviluppo, di scarsità endemica di mezzi e risorse, di abbandono, di menefreghismo, di lassismo, di handicap strutturali ed infrastrutturali, di occasioni perse, di tradizioni rinnegate, di antiche forme di civiltà scomparse.

Non è una passeggiata, né può trasformarsi in uno spot elettorale.

E’ sudore e sangue per tutti, amministratori e cittadini, oggetti e soggetti attuativi, giovani ed anziani, maggioranze ed opposizioni che in corso d’opera possono mutare e ribaltare i ruoli ma che in questo contesto dovrebbero spostare solo di poco il loro baricentro operativo, essendo questa una scommessa che si vince o si perde tutti insieme.

Poco importerà ai nostri figli ed ai nostri nipoti se non avremo saputo almeno iniziare un cammino virtuoso verso una grande salto di qualità culturale che potrà garantire loro una vita degna di essere vissuta qui a Polistena come in qualsiasi altra cittadina d’Italia.

Il loro giudizio sarà dato altrove da qui, e sarà impietoso.

Per tutti noi, senza distinzione di colore, ceto sociale o responsabilità.

Polistena, 1 ottobre 2006

Consulta Comunale per la Promozione della Cultura
IL PRESIDENTE
prof. Giovanni Pecora

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